giovedì, 12 Febbraio 2026

Più regolamentazione nei porti italiani

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Si è tenuta oggi, 9 Dicembre, l’ultima conferenza stampa del 2024 di Assiterminal, l’Associazione Italiana Terminalisti Portuali, che è servita a presentare il Positon Paper per il 2025.

Si parla molto di portualità, poco dei terminal, delle imprese portuali che la fanno vivere, che generano traffici e lavoro. Il sistema portuale ha bisogno di una governance semplificata e centrale e di azioni condivise, non più rinviabili. Le nostre proposte rappresentano un piano per modernizzare i porti italiani e renderli più sostenibili, competitivi e allineati agli standard internazionali. Stiamo lavorando assiduamente anche con il sistema confederale per delineare una serie di proposte in questa direzione”. Così ha esordito Tomaso Cognolato, Presidente di Assiterminal, prima di annunciare le quattro aree di lavoro su cui sarà necessario intervenire, classificabili con lavoro, governance, transizione energetica e transizione digitale.

Lavoro

Per quanto riguarda il lavoro, Assiterminal, dopo il rinnovo del CCNL –
Contratto collettivo nazionale di lavoro – dei porti, punta ad equilibrare le esigenze imprenditoriali con i diritti dei lavoratori, introducendo strumenti di welfare e migliorando le condizioni sanitarie e previdenziali. Per questo motivo, le proposte sono di far regolamentare il lavoro dei porti da un unico impianto nazionale, di somministrare lavoro temporaneo portuale e di procedere all’inserimento nella categoria di lavori usuranti alcune delle attività portuali.

Governance

Il secondo è il punto più delicato: la governance del sistema portuale italiano richiede un approccio centralizzato per valorizzare gli investimenti e garantire un’efficienza che sia competitiva a livello internazionale. Nonostante il lavoro delle Autorità dei Sistemi Portuali non sia in discussione, è necessario che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti assuma un ruolo centrale che regoli l’esercizio delle funzioni di pianificazione, regolamentazione, vigilanza e controllo. Inoltre sono in discussione il periodo di carica dei Presidenti, che dovrebbe essere più lungo, l’aggiornamento del Piano nazionale della logistica, che dovrebbe essere aggiornato ogni tre anni, il regolamento sulle concessioni, che dev’essere uno unico, valido per tutte le portualità e adeguato al sistema produttivo portuale, e quello sui bilanci che devono essere standardizzati.

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Transizione Energetica

La transizione energetica va accompagnata tenendo conto delle necessità dei porti e dei trasporti. L’elettrificazione delle banchine non può essere l’unica soluzione, bisogna tenere conto di tutti i tipi di veicoli e di macchinari che operano all’interno dei porti e di tutte le possibili alternative che possano muovere le navi in modo pulito. Bisogna, quindi, che i porti diventino degli hub di stoccaggio di energia, ma anche di idrogeno o di ammoniaca a seconda della necessità e dello sviluppo dei vari vettori energetici. Questa gestione, inoltre, deve essere flessibile, consentendo adeguamenti tecnici rapidi e procedure operative uniformi per tutti i porti.

Transizione Digitale

Per favorire la transizione digitale, infine, la proposta è quella di uniformare la raccolta e gestione dei dati tra imprese, enti e terminal per favorire una maggiore trasparenza e consentire una pianificazione più efficiente degli investimenti, per ridurre inefficienze e favorire la sicurezza e per consolidare il ruolo dei porti come snodi centrali della filiera logistica.

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