giovedì, 8 Gennaio 2026

Mammoet sposta una dragline da 3.100 tonnellate: 27 km in soli 10 giorni

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Vi sono alcune frontiere estreme quando si parla di movimentazione pesante. Logistiche complesse, carichi di tonnellaggi eccezionali, strutture di dimensioni abnormi e contesti ambientali di improba operabilità. In questo articolo prendiamo in esame un caso emblematico. Una partita che si è giocata nelle miniere a cielo aperto dell’Australia orientale. Qui, sul terreno arido della miniera di carbone Peak Downs, nel Queensland, la multinazionale Mammoet ha riscritto le regole della logistica industriale spostando una dragline Marion 8050 da oltre 3.100 tonnellate lungo un percorso di 27 chilometri, nel pieno rispetto di una finestra operativa dettata dal calendario ferroviario.

Una sfida logistica e tecnica complicata, portata a termine con un sistema coordinato di torri di sollevamento e convogli modulari SPMT, chiamati a sostituirsi alla deambulazione autonoma della macchina. Quest’ultima, com’è noto, è progettata per operare stazionariamente in un singolo sito, priva della capacità di trasferirsi su lunghe distanze senza supporti esterni.

A commissionare l’operazione è stata BHP Mitsubishi Alliance (BMA), che ha affidato a Mammoet l’intera gestione dello spostamento per garantire il trasferimento della macchina in un’area strategica destinata alle operazioni di scavo, a sud del sito estrattivo. L’attraversamento della linea ferroviaria Aurizon, snodo cruciale per il trasporto del carbone verso la costa, costituiva il vincolo temporale non derogabile: mancato rispetto della finestra di chiusura di 72 ore avrebbe significato fermo impianto e ritardi nell’intera supply chain.

Il progetto ha richiesto una campagna preliminare di analisi ingegneristica: la dragline, risalente a decenni addietro, presentava documentazione tecnica incompleta, costringendo i progettisti a stimare masse e baricentri basandosi su modelli coevi. Otto torri JS500 sono state installate per sollevare la macchina a un’altezza utile di 2,5 metri. Da lì, una configurazione combinata di 5 convogli da 28 linee SPMT ciascuno, ha permesso di far abbassare la dragline con una distribuzione di carico uniforme su 560 pneumatici. Il risultato è stata una pressione al suolo inferiore alle 9 tonnellate per metro quadro, valore cruciale per non compromettere la tenuta dei terreni attraversati.

Una metodologia analoga era già stata adottata da Mammoet nel 2017 – sempre con BMA – ma stavolta l’urgenza era maggiore: un mancato rispetto della finestra di attraversamento ferroviario avrebbe significato fermo impianto e costi ingenti. A complicare l’operazione, l’obbligo di utilizzare attrezzature aggiuntive soggette a restrittive normative doganali. Mammoet ha quindi attivato la propria rete internazionale per garantire continuità logistica e piena operatività.

Rispetto alle tradizionali soluzioni più tradizionali, il sistema JS500 ha permesso un incremento significativo dell’efficienza e una netta riduzione delle attività manuali, migliorando i parametri di sicurezza e tempistica, come rimarca Jack Whittaker, Project Manager di Mammoet. “In passato, il sollevamento delle dragline in Australia avveniva per mezzo di martinetti a cremagliera e impilamenti manuali in legno. Con il sistema JS500, servono meno torri e si utilizzano cassette modulari, riducendo tempi, ingombri e operazioni manuali”.

Per evitare l’insabbiamento dei convogli, BMA ha predisposto una pista di transito con interposizione di materassini in acciaio nelle zone più cedevoli. Le alte temperature del Queensland hanno richiesto l’allestimento di una postazione ombreggiata direttamente sulla testa del convoglio di comando, con cabina di guida integrata e consolle fissa.

Il momento più delicato è stato l’attraversamento del binario ferroviario. In meno di tre giorni è stata allestita una rampa temporanea, completato il passaggio e ripristinata l’infrastruttura originaria. Un’esecuzione perfetta, che ha consentito non solo di evitare danni alla macchina, ma anche di azzerare la necessità di impianti ausiliari come sottostazioni mobili o cavi di alimentazione ombelicali, grazie all’autonomia energetica garantita dagli stessi SPMT.

Tradizionalmente, un’operazione di questo tipo richiede un mese di lavoro. Mammoet ha invece completato l’intera missione in dieci giorni, mantenendo una media di 8 km al giorno. Un risultato che non solo ridefinisce le possibilità operative nella movimentazione delle dragline, ma stabilisce un nuovo punto di riferimento per l’intero comparto del sollevamento pesante applicato al settore minerario.

“Mostri” di escavazione

Le dragline rappresentano asset strategici nell’escavazione a cielo aperto in Australia. Si tratta di macchine enormi, potenti e pesantemente dimensionate, pensate per operare stazionariamente all’interno di un unico sito minerario e prive della capacità di spostarsi su lunghe distanze con mezzi propri. Il loro trasferimento richiede solitamente un notevole supporto infrastrutturale, compreso l’impiego di sottostazioni mobili e gruppi di generazione per l’alimentazione elettrica.

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