venerdì, 9 Gennaio 2026

IL PIU’ ALTO E’ UN MAGNI

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Il telescopico più alto del Mondo: così lo presenta il Costruttore emiliano che, con il nuovo RTH 5.35S che va ad ampliare ulteriormente la propria offerta di sollevatori telescopici, puntando in alto in termini non solo fisici (34,70 m di altezza operativa per uno sbraccio di 26,10 non sono noccioline) ma anche di tecnologia. Il nuovo RTH 5.35S raggiunge quanto scritto poc’anzi nonostante il suo telaio sia più lungo del modello RTH 5.30S di soli 15 cm; tale variazione minima è stata possibile grazie alla compensazione guadagnata mediante l’uso di materiali costruttivi in grado di resistere alle tensioni strutturali cui la macchina è sottoposta arrivando a 35 m sollevando ben 2,2 t. Inoltre alla struttura sono state abbinate componenti di qualità, anch’esse in grado di supportare le prestazioni richieste dalla macchina. In primis un motore Mercedes Stage IV Final da 170 kW (231 hp) affiancato a una pompa da 125 cc e un motore da 150 cc idrostatici per alimentare la trasmissione. L’idraulica è invece affidata, come alimentazione, a una pompa idrostatica da 60 cc Bosch Rexroth e sette distributori Danfoss che insieme danno vita a un circuito load sensing con pressione di esercizio di 350 bar. Un piccolo distributore supplementare invece gestisce l’idraulica degli stabilizzatori. Ma arriviamo al sodo, il braccio.

20IL BRACCIO

A detta dello stesso Costruttore, racchiude le innovazioni più importanti. La struttura è a sei elementi, sfilabili, alimentati da due cilindri posizionati esternamente, cosa che lascia all’interno del braccio tutto lo spazio per alloggiare tubi e raccordi e permette ai cilindri di lavorare alla massima estensione. L’estensione dei cilindri, e quindi del braccio,  è regolata dal software di controllo della macchina e lavora in proporzione con l’angolo di inclinazione del braccio stesso: più questo sarà grande, più ampia sarà anche l’estensione degli elementi sfilabili comandata dai cilindri. Questo sistema assicura il mantenimento di una portata eccellente in fase di sbraccio orizzontale perché contiene lo sfilo dell’elemento più pesante che, date appunto le sue dimensioni, avrebbe causato uno sbilanciamento della macchina e/o una perdita di portata; le esigenze invece cambiano in fase di sfilo in verticale perché anche se esteso, l’elemento più pesante resta comunque all’interno dell’area descritta dal telaio macchina, ossia molto vicino al baricentro, non andando a interferire con portata, ma addirittura partecipando alla maggior stabilità della macchina.

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