lunedì, 30 Marzo 2026

Mammoet Italy cresce nel 2022. Oil & Gas, offshore e riparazioni navali spingono bilancio e programmazione

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Il 2022 è un anno di crescita decisiva per Mammoet Italy. Lo rilevano i dati di un consuntivo che vede persino un incremento del personale per la filiale nazionale (con sede a Milano) del colosso olandese specializzato nei grandi sollevamenti e nei trasporti eccezionali, con l’inserimento di quattro nuove figure specializzate.

Il mercato del trasporto e della movimentazione di moduli industriali pesanti nel settore dell’Oil & Gas costituisce ancora una direttrice di sviluppo importante per Mammoet Italy – che ha triplicato la portata della commessa Block (e rafforzato la propria attività nel cantiere di Carrara-Avenza, con la recente operazione di pesatura per tre moduli da 3.000 tonnellate l’uno), assicurandosi un incremento pianificato degli interventi per i prossimi anni.

In crescita per Mammoet Italy anche il mercato delle grandi riparazioni navali, dove la filiale italiana ha acquisito una forte specializzazione nel campo della sostituzione – sia in mare che in porto – dei grandi componenti di propulsione e degli alberi motore. Nel 2022, a oggi, sono quattro gli interventi eseguiti. In ambito offshore si è invece rinnovata, dopo parecchi anni, la collaborazione con Saipem Offshore (con la base operativa nel porto di Arbatax, in Sardegna).

Il coinvolgimento di Mammoet Italy in alcune commesse per le infrastrutture nazionali, soprattutto su ponti e viadotti, è una novità che Alberto Galbiati, CEO della società, definisce “soddisfacente, anche se non posso però far a meno di sottolineare che nel nostro Paese l’approccio di affidamento degli appalti pubblici continua ad avere come metro di misura il prezzo più basso possibile per ogni singola attività. In questo modo si rinuncia non solo ad utilizzare le tecnologie più innovative, più rapide e meno rischiose, ma paradossalmente non si riesce a ottenere comunque il costo finale più basso a livello di progetto. Le nuove tecnologie, che Mammoet utilizza regolarmente in Europa e a livello internazionale, consentono risparmi di tempo significativi, eliminano i tempi morti e migliorando la sicurezza sul lavoro (per esempio, riducendo al minimo le attività in quota). Tutti questi fattori in base alla nostra esperienza permettono di tagliare del 10-20% i costi globali di un progetto”.

Sul fronte dei mezzi tecnici, Mammoet Italy è in prima linea nella transizione energetica. Ad esempio, tutti i carrelli SPMT della flotta hanno motorizzazioni Euro 6 – caso unico in Italia per riduzione dell’impatto ambientale da parte delle flotte di movimentazione. In generale l’azienda si sta dotando anche di mezzi elettrici per operare in ambienti chiusi o ad accesso ristretto. Si sta inoltre sperimentando l’impiego di gru e carrelli ibridi o totalmente elettrici. Lo stesso progresso riguarda l’adozione delle più avanzate tecnologie digitali. Mammoet ormai è in grado di effettuare rilievi in 3D degli spazi di cantiere per costruire altrettanti digital twin sui cui svolgere simulazioni dei lavori per scegliere le soluzioni migliori e individuare i possibili punti critici. Proprio Mammoet Italy sta svolgendo queste attività per conto di grandi EPC contractors anche fuori dall’Italia, in altri paesi europei e negli Stati Uniti.

“Mammoet Italy è a tutti gli effetti una società italiana – sottolinea Galbiati – Come tale, non solo rispetta scrupolosamente le direttive nazionali, per esempio in materia delle recenti sanzioni internazionali, ma partecipa alla vita del settore nazionale in cui opera. Recentemente abbiamo aderito alla Federazione Italiana Trasporti Eccezionali per portare il nostro contributo alla soluzione di una serie di difficoltà strettamente burocratiche che stanno rendendo il lavoro complicato per tutto il settore. Ci sembra però che spesso, come in occasione di recenti e meno recenti calamità a risonanza nazionale e internazionale, la nostra italianità non sia riconosciuta, a volte col sospetto che si tratti di un grossolano pretesto per effettuare vere e proprie scorrettezze non solo nei nostri confronti e dei nostri fornitori locali ma anche delle buone pratiche tecnico-ingegneristiche del settore”.

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