Era proprio questo il mese, quell’aprile in cui, nel 2014, Ottavio Artoni e Simone Sartori cominciarono a realizzare un sogno. Il sogno di creare una grande azienda dedicata alla movimentazione pesante nei porti e nelle attività terminalistiche, nel segno della sfida tenace a un’ingiustizia morale. L’americana Terex aveva acquisito, dieci anni prima, quello che era diventato, in anni di lavoro eroico e brillante, il glorioso Gruppo Fantuzzi. Poi, nei tempi a venire, arrivarono le dismissioni, i licenziamenti, l’espulsione dalle logiche finanziarie di un gioiello della meccanica portuale e dei suoi dipendenti più fedeli.



Da qui la sfida che ha condotto Artoni e Sartori alla fondazione della Fantuzzi Team Material Handling (FTMH). Il fulcro territoriale di tutto è sempre stato Brescello, confine spirituale prima che fisico della provincia di quella provincia di Reggio Emilia che declina nello spazio di idee del carattere parmense. Oggi, dopo gli anni della fatica e del successo di chi raccolse quella sfida, insieme ai due capitani – tra loro, le figure chiave di Giovanni Sartori, Fabrizio Lombardi e Stefano Balasini – FTMH prende il largo per un futuro di mete industriali ancora più ampio. Ieri sera, proprio a Brescello, si è svolto l’evento di inaugurazione del nuovo stabilimento produttivo da 7.000 metri quadrati, nel distretto industriale di via Galileo Galilei, alla presenza di oltre cento ospiti – tra clienti, amici, famiglie e storici sostenitori dell’azienda – a compimento della realizzazione di un progetto accarezzato da molto tempo e realizzato in un solo anno di cantierizzazione febbrile.

La grande notte di FTMH è stata condotta, mirabilmente, dalla brava conduttrice sportiva Barbara Pedrotti che ha sviscerato le pieghe più emozionanti della vita professionale e umana di Ottavio Artoni e Simone Sartori. “Cominciammo con il progetto del primo reach stacker da 45 tonnellate e lo presentammo a una fiera internazionale – ricorda Artoni – Per far arrivare il numero più alto di visitatori al nostro stand, mi misi a cucinare chili di spaghetti. In poche ore, c’era una folla di potenziali clienti, presi per la gola”. Se gli inizi furono pionieristici, la competenza e la straordinaria esperienza tecnica accumulata in anni di lavoro nel Gruppo Fantuzzi (dove Ottavio entrò addirittura nel 1972) non erano certo da neofiti. I modelli di reach stacker e carrelli speciali crebbero rapidamente, insieme alla credibilità e alla fidelizzazione di centinaia di aziende portuali e terminalistiche. Il fatturato varca la soglia dei 14 milioni di euro, mentre la gamma si amplia notevolmente, fino a comprendere, oltre ai reach stacker per container, le tipologie di carrelli frontali pesanti da vuoti e per movimentazione con forche, in un range completo di portate dalle 25 alle 48 tonnellate di portata.
Oggi FTMH è sinonimo di alta tecnologia e personalizzazione puntuale delle soluzione per il material handling negli approdi di tutto il mondo. “Abbiamo progettato e costruito il primo reach stacker full-electric al mondo e ora la nostra nuova frontiera di ricerca e sviluppo riguarda le potenzialità della propulsione a idrogeno applicata alle nostre macchine – sottolinea Simone Sartori – La nostra forza è l’avanguardia di progetti che non contemplano grandi produzioni in serie ma decine e decine di declinazioni e varianti, a misura dell’utilizzatore finale. In questo modo, con la forza produttiva di questo stabilimento, l’obiettivo oggi è quello di arrivare a realizzare 100 macchine all’anno, considerando anche il nostro aumento di capitale societario fino a 2,5 milioni di euro, deciso e realizzato all’inizio di quest’anno. Ci apriremo a nuovi mercati e salperemo verso mete future ancora più ambiziose”.
Nello stabilimento, fa battere il cuore osservare da vicino i nuovi campioni meccanici di FTMH, in attesa delle lavorazioni definitive o nella rivelazione plastica del proprio valore progettuale. Così scorrono, davanti ai nostri occhi meravigliati, le sagome possenti dei carrelli a forche FTF 16-12, FTF 20-12, FTF 26-12 e FTF 36-12 (dalle capacità rispettive di 16, 20, 26 e 36 ton), del carrello per container vuoti nei modelli FT 20-H6 (8 ton di capacità, per un’altezza di accatastamento fino a sei container) e FT 45-65 (dai 45, 32 e 16 ton di capacità rispettive in prima, seconda e terza fila) e poi dello straordinario carrello a forche FTF 33-12, dotato di magneti.


La notte di FTMH scorre, tra premiazioni, grande commozione e una torta celebrativa monumentale. Vi racconteremo tutto nel prossimo numero di Sollevare, a breve in distribuzione. La lettura varrà tutto il tempo che le dedicherete, perché, a volte, come nel caso della storia di FTMH, una vicenda industriale può assumere il tono epico di un’avventura esemplare. Di quelle che, a scuola, vengono lette per interiorizzare i fondamentali veri della vita.























