mar | 23 | luglio | 2019

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GIS 2019, LA PROTESTA DEI TRASPORTI ECCEZIONALI CONTRO L’ITALIA CHE FRENA IL LAVORO

GIS 2019, LA PROTESTA DEI TRASPORTI ECCEZIONALI CONTRO L’ITALIA CHE FRENA IL LAVORO

“Otto mesi per un permesso di transito e intanto l’economia di un intero Paese è in scacco per colpa della politica”. Il grido di allarme di Antonio Catiello arriva alla conferenza stampa di presentazione del GIS 2019 come un fulmine devastante di accusa al governo nazionale e alla burocrazia. Il presidente di AITE (l’Associazione italiana dei trasporti eccezionali), invitato al tavolo degli ospiti – insieme al segretario della stessa associazione, Sandra Forzoni – ha lanciato la sfida all’attuale esecutivo contro i veti documentali, l’impreparazione gestionale del sistema viabilistico stradale e autostradale, le mancate manutenzioni e il sonno normativo che continua a far sussistere leggi e regolamenti in conflitto fra loro (tra ministero, regioni, province ed enti municipali) che ostacolano la libera circolazione di merci e manufatti per l’industria. “Non si fermano solo i trasporti eccezionali, si ferma un intero sistema produttivo per colpa di questa inerzia legislativa e operativa da parte dello Stato. Più di vent’anni fa, quando Claudio Burlando era ministro dei Trasporti, bloccammo Roma con 500 tir e la nostra voce fu ascoltata, eccome. Cambiarono la legge in soli otto giorni. Quindi la volontà è tutto, se si vogliono cambiare le cose. Il problema è che la volontà oggi, con questo governo, non c’è. E non ci sono neppure le competenze per agire”.
Il presidente di AITE ha poi realizzato – da imprenditore alla guida di un’azienda italiana dal respiro internazionale come TCT – un confronto con gli altri paesi europei. Con l’Inghilterra, ad esempio, dove per ottenere un permise di transito eccezionale basta una mail indirizzata alla polizia. “La risposta è pressoché immediata, con l’indicazione del percorso da seguire. I pesi? Sono già stati registrati elettronicamente alla sbarco dalla nave, insieme alle misure d’ingombro dei veicoli. E tutto a costo zero. Noi in Italia, invece, paghiamo cifre assurde per un servizio che non c’è, facendo salti mortali contro gli ostacoli della burocrazia”.

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