Nel sud della Francia, 34 nazioni stanno collaborando alla costruzione di ITER, il più grande tokamak al mondo, progettato per dimostrare la fattibilità della fusione come fonte di energia su larga scala e priva di emissioni di carbonio. Un progetto scientifico e industriale che, accanto alla straordinaria rivoluzione della fisica del plasma e ai magneti superconduttori, ci permette di parlare di un tema molto concreto per il nostro settore, ovvero la movimentazione controllata di componenti eccezionali in ambiti ad alta complessità.
Il tema è emerso anche nel quadro della recente Nuclear Power Expo, svoltasi a Piacenza dal 9 all’11 giugno 2026, dove il programma convegnistico ha affrontato lo sviluppo della filiera nucleare, includendo anche gli aspetti legati a movimentazione, sollevamento e gestione di componenti critici in ambito nucleare. Il caso ITER offre un esempio di particolare evidenza, perché il completamento del solenoide centrale – cuore del tokamak ITER – sta per giungere alle sue fasi finali. In questo articolo vedremo, nel dettaglio, come il sollevamento di un modulo da 110 t abbia richiesto un’operazione di estrema precisione.
A supportare questa fase è stata la tecnologia Enerpac SyncHoist, impiegata durante l’assemblaggio finale del più grande elettromagnete superconduttore a impulsi del mondo. Il posizionamento dell’ultimo modulo ha portato il solenoide centrale alla sua altezza massima di 17,8 m, consentendo agli ingegneri di avviare le successive attività di completamento della configurazione operativa.

Cuore magnetico
Dobbiamo immaginare il solenoide centrale come un enorme trasformatore, che serve ad avviare, alimentare e mantenere la corrente elettrica necessaria a sostenere il plasma di fusione. Una volta assemblato con struttura di supporto e strumentazione, raggiungerà un peso complessivo di circa 1.000 t, con un’altezza paragonabile a quella di un edificio di cinque piani, energia magnetica immagazzinata di 6,4 gigajoule e campo massimo di 13 tesla.
Il modulo da 110 t è stato sollevato mediante una delle gru a ponte del capannone di assemblaggio ITER. Sotto il gancio, il componente è stato collegato a un sistema di imbracatura e a due regolatori sincroni Enerpac SyncHoist, montati direttamente in linea con il sistema di sollevamento. Questa configurazione ha permesso all’operatore di controllare e regolare con precisione ciascun punto di sollevamento in modo indipendente.
La fase più delicata è arrivata dopo il sollevamento del modulo sopra i cinque elementi già impilati. Il componente è stato calato in posizione tra i conduttori delle sbarre collettrici con giochi molto ridotti, pari a 50 mm da un lato e 65 mm dall’altro. La tolleranza disponibile restituisce con chiarezza il livello di controllo richiesto all’intero sistema di sollevamento.
“Ciascun modulo presentava margini di spazio leggermente diversi e l’ultimo modulo è risultato particolarmente interessante poiché, essendo quello superiore, ha richiesto un percorso di installazione unico e un rigoroso lavoro di misurazione per evitare i conduttori delle sbarre collettrici dei due moduli precedentemente installati – ha dichiarato Carl Cormany, ingegnere superconduttivo di ITER che ha supervisionato l’operazione -. Siamo soddisfatti di come si è svolta l’operazione di sollevamento e il posizionamento dei sei moduli rappresenta un risultato di grande importanza”.

Controllo millimetrico
L’Enerpac SHAS, SyncHoist Autonomous System, è un dispositivo di regolazione delle imbracature sotto gancio basato su tenditori idraulici. Il sistema comprende cilindri idraulici specializzati montati in linea con il tiro di sollevamento. L’operatore può comandare da uno a quattro cilindri SyncHoist contemporaneamente, con movimenti sincroni della stessa entità in modalità Synchro oppure con corse differenziate in modalità Tilting.
Questa logica consente a una singola gru di posizionare con precisione carichi pesanti o sbilanciati, correggendo assetto, inclinazione e distribuzione dei carichi durante la movimentazione. La gamma standard SyncHoist comprende cilindri da 55 t, 85 t e 110 t, con corse dello stantuffo di 1 e 1,5 m e precisione di sollevamento di +/- 1 mm sull’intera corsa.
Nel caso ITER, il sistema è configurato anche con una modalità di precarico individuale, che permette di impostare valori di carico diversi per ciascun cilindro. Per la fase di abbassamento Enerpac ha sviluppato una modalità dedicata, pensata per ottenere un controllo estremamente fine nel posizionamento del componente.
Con il completamento della pila dei moduli, il solenoide centrale entra ora nella fase di assemblaggio finale, che comprenderà collegamento delle tubazioni, installazione della strumentazione, montaggio del sistema di piastre di collegamento e compressione della pila nella configurazione operativa definitiva. Attività che proseguiranno per oltre un anno e che confermano quanto, nei grandi progetti nucleari e di ricerca sulla fusione, il sollevamento speciale sia parte integrante della riuscita ingegneristica dell’opera.




















