giovedì, 7 Maggio 2026

APPELLO DEGLI IMPRENDITORI: “EVITIAMO LA PANDEMIA STATALISTA”

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Riceviamo – con l’autorizzazione alla pubblicazione – un appello lanciato da un gruppo di imprenditori e figure autorevoli di primo piano nel mondo dell’economia e della cultura italiana (tra cui troviamo, tra i primi firmatari, il presidente del Centro Studi di Confedilizia e presidente onorario di Banca di Piacenza, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani). Si tratta di un allarme critico contro la natura dei provvedimenti di politica economica che costituiscono il cuore dell’intervento di sostegno alla crisi delle imprese generata dalla pandemia legata al Coronavirus. Il titolo dell’appello – che riportiamo integralmente – è il seguente: Evitiamo che la pandemia sanitaria si traduca in pandemia statalista:

Mentre gli operatori della sanità pubblica e privata sono in prima linea contro il Covid-19 e mentre la produzione è ferma e gli italiani sono confinati nelle loro abitazioni, il governo sta predisponendo misure emergenziali che sono presentate come aiuti al sistema economico, ma che in realtà peggioreranno una situazione già disastrosa. Uno Stato moribondo a causa dei debiti contratti negli anni passati si prepara ad aggravare la propria esposizione debitoria, ponendo le premesse per conseguenze ancora più tristi.
Al di là delle singole misure, la filosofia di fondo degli interventi governativi è chiara: s’intende allargare la sfera d’azione del potere pubblico nella convinzione che questo possa aiutare l’economia. Predisporre finanziamenti pubblici a questa o quella categoria, offrire garanzie di Stato per i prestiti e assicurare altre forme di sussidio a quanti sono in difficoltà significa – al di là della retorica – colpire ancor di più il sistema economico produttivo, che sarà ovviamente chiamato a pagare il prezzo di queste decisioni. Anche se gli interventi vengono presentati come se si stesse ricorrendo a una sorta di ‘manna dal cielo’, le cose non stanno così.
In sostanza, si sta predisponendo un gigantesco meccanismo di deresponsabilizzazione (gli economisti parlano di “moral hazard”) e si sta creando una logica da ‘reddito di cittadinanza’ estesa a ogni settore, categoria e classe sociale.
Bisognerebbe muoversi in direzione opposta. Lo Stato deve infatti ritrarsi, in primo luogo rinunciando a ogni imposta diretta per il 2020. È indispensabile che l’apparato pubblico compia quei sacrifici necessari a far sopravvivere il sistema produttivo privato. È necessario che si operino tagli di spesa, che si rinunci a ogni nazionalizzazione (a partire dall’Alitalia, uno scandalo che dura da decenni), che si operi un drastico snellimento della funzione pubblica. Le risorse che sono nella disponibilità dello Stato devono direttamente pervenire agli interessati, senza passare necessariamente attraverso tutto quell’armamentario che ne ritarda l’erogazione e, soprattutto, che (passando per mille enti e un asfissiante percorso burocratico) incide pesantemente sulla consistenza degli aiuti stessi, riducendoli in modo sensibile e favorendo quel clientelismo e quella corruzione che con facilità si annidano proprio negli apparati burocratici. Oltre a ciò, bisogna disboscare la selva delle regole, perché quanti evocano il ‘boom’ successivo alla Seconda guerra mondiale dovrebbero ricordare come allora chi voleva intraprendere poteva farlo con facilità: non c’erano tutte le leggi che ora impediscono ogni iniziativa, né vi era una pressione fiscale come l’attuale.
Se non si abbandonerà questo interventismo autoritario, sostenuto dal generale consenso delle forze politiche, il disastro economico generato dalla pandemia sanitaria non troverà soluzione. Non è possibile alcuna ricostruzione in un’economia dominata dal gioco delle lobby, da una redistribuzione costante delle risorse, da scelte che privilegiano l’oggi e sacrificano – ancora una volta! – le generazioni a venire. Facciamo che lo Stato lasci lavorare in pace chi vuole fare: rinunciando quanto più sia possibile alle imposte dirette del 2020 ed eliminando ogni norma che ora ostacola quanti intraprendono“.

Firmatari dell’appello: Carlo Lottieri, Università di Verona; Alberto Berardi, Università di Padova; Emanuele Boffi, direttore di “Tempi”;  Aldo Canovari, editore; Raimondo Cubeddu, università di Pisa; Roberto Festa, Università di Trieste; Oscar Giannino, giornalista; Lorenzo Infantino, Università LUISS di Roma; Roberta Adelaide Modugno, Università di Roma Tre; Florindo Rubbettino, imprenditore; Michele Silenzi, saggista; Giorgio Spaziani Testa, avvocato; Alessandro Vitale, Università di Milano; Sergio Belardinelli, Università di Bologna; Silvio Boccalatte, avvocato; Roberto Brazzale, imprenditore; Renato Cristin, Università di Trieste; Andrea Favaro, Università di Verona; Michele Fiorini, avvocato; Alessandro Gnocchi, giornalista; Antonio Masala, Università di Pisa; Guglielmo Piombini, saggista ed editore; Corrado Sforza Fogliani, avvocato; Adriano Teso, imprenditore; Daniele Velo Dalbrenta, Università di Verona.

Per ogni adesione all’appello, l’indirizzo a cui si può scrivere è il seguente: nopandemiastatalista@gmail.com.
La diffusione del presente appello avviene esclusivamente a carico di privati e non beneficia di alcun contributo pubblico o parapubblico.

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